Showing posts with label Francia. Show all posts
Showing posts with label Francia. Show all posts

Friday, 25 April 2008

Elogio transalpino

Ho sempre pensato che l'approfondimento politico della tradizione televisiva anglosassone--HARDtalk della BBC, per esempio--fosse anni-luce di distanza dai talvolta imbarazzanti sipari che passano per le TV italiane. Domande 'vere', critiche ficcanti e regolari interruzioni del giornalista se il politico di turno comincia a divagare.

Tutto questo, prima di vedere ieri sera la trasmissione con Sarkozy su TV5 Monde. Tavolo triangolare. Seduti da un lato, due conduttori che lo tempestano di domande e lo guardano con lo scetticismo col quale un professore guarda lo studente che non ha fatto i compiti. Dall'altro lato, un altro giornalista o esperto che si alterna a turno ogni 15-20 minuti per domande su temi specifici: economia, immigrazione, società etc. Sul terzo lato, circondato dalle due artiglierie, Monsieur le President Per un'ora e mezza, Sarkozy è stato rosolato a fuoco lento con domande specifiche a ripetizione. Davvero senza tregua.

Sulla sostanza, alcune delle cose che ha detto mi hanno lasciato perplesso. Per esempio, si è detto certo che Italia e Spagna non faranno più 'amnistie' di clandestini come quelle di qualche anno fa (circa 700 mila richieste in entrambe i casi, se non ricordo male), e onestamente con l'aria che tira non ne sono troppo sicuro.

Però bisogna dargli atto che ci sa fare: molto preparato sui numeri, mai a disagio sulle critiche, molto avvocatesco nel modo di arringare il pubblico. E poi l'adrenalina: sembra che l'aggettivo più frequente che sia stato attribuito a Sarkozy in questo anno scarso di presidenza sia 'iperattivo.' Vedere per credere.

Wednesday, 2 April 2008

O Bucarest, o morte

La prima, e per ora unica, volta che ho ascoltato Viktor Yushchenko e Mikheil Saakashvili parlare è stato un paio di anni fa nel mastodonte di marmo bianco costruito da Ceausescu a Bucarest. I presidenti di Ucraina e Georgia ritornano in quel palazzo oggi per il vertice della NATO. La differenza, questa volta, è che presumo parleranno poco e ascolteranno tanto.

Solitamente i vertici internazionali sono vetrine per decisioni, talvolta storiche, contrattate in anticipo. Dopo mesi di negoziati, però, questa volta i capi di stato dell’Alleanza atlantica si incontreranno senza aver raggiunto un compromesso sulla possibilità di avvicinare la prospettiva di adesione per Kiev e Tbilisi.

Le posizioni contrapposte sono quelle solite, e aggiungo purtroppo. Si sa che gli americani vogliono spingere sull’acceleratore. E si sa anche che la Russia, con Putin in una delle sue ultime uscite ufficiali da Presidente (poi si vedrà), darà battaglia.

Io sono convinto che la prospettiva del cosiddetto Membership Action Plan (MAP), testa di ponte verso l’adesione, debba essere offerto a questi due paesi. E questo non tanto perchè se lo sono meritato—bisogna pur ammettere che negli ultimi 3-4 anni le ‘rivoluzioni colorate’ si siano tristemente sbiadite. Ma per la loro tenacia nell’avvicinarsi all’Occidente (dopo tutto, i sondaggi in Ucraina danno il supporto popolare per la NATO a meno del 20%).

Il MAP non è nè una scorciatoia nè una garanzia, ma è il segnale che l’Occidente continua a riporre fiducia nelle riforme e nella transizione dei paesi ex-Sovietici. Sia Yushchenko che Saakashvili sanno che quel segnale, per ora, non arriverà dall’Ue, e possono solo sperare che l’avanzamento verso la NATO possa giocare lo stesso ruolo che giocò per paesi come la Polonia, che entrarono nell’Alleanza 5 anni prima dell’Ue.

In tutto questo, il “purtroppo” riguarda le posizioni di Francia e Germania, che si oppongono al MAP per questi due paesi. La cosa che personalmente mi delude è la continuità di Merkel e Sarkozy, che dopo tutto sembrano mantenere le supine posizioni filo-russe dei loro predecessori, a dispetto di proclami all’apparenza coraggiosi.

Per una volta, la partita si gioca tutta al vertice. Non sarà la fine del mondo se la NATO risponderà picche questa volta. Ma la dirà lunga sulle nostre capacità di ricompattarci di fronte alla Russia.