In questi giorni cupi per la finanza mondiale, Peer Steinbruck, il ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato che il modello di economia comunemente conosciuto come 'laisser-faire' è "semplicistico quanto pericoloso". Sarkozy ha informato l'ONU che l'era del "mercato onnipotente che ha sempre ragione è finita." Tralascio le dichiarazioni di Veltroni o anche dello stesso Tremonti, ma la sostanza non cambia.
L'Euro-boria is back, come se non peggio dei giorni in cui Washington era impantanata in Iraq. Il modello americano ha fallito e l'Europa, con il suo modello capitalistico e democratico dal 'volto umano', per dirla come i sessantottini, alla fine avrà la meglio.Gli eccessi di alcuni investitori americani questi giorni sono sotto gli occhi di tutti, così come l'arroganza dell'amministrazione Bush durante e dopo l'invasione in Mesopotamia. Il problema vero è che allora come oggi, l'Europa ha poco di cui gioire o rallegrarsi.
Nel 2003-2004 l'Europa aveva qualche pezza d'appoggio per giustificare la sua arroganza falsamente modesta, per esempio l'allargamento dell'Ue in Europa centrale. Solo poi (per esempio con i referendum in Francia, Olanda e piu' recentemente in Irlanda) si è capito che anche noi l'espansione ad Oriente non l'avevamo proprio preparata a dovere.
Oggi, non ci sono nemmeno quelle pezze d'appoggio. Le banche europee cominciano a traballare; alcune delle economie dell'area euro sono sull'orlo della recessione; e i costi dello stato sociale continuano ad essere altissimi ed insostenibili.
Detto questo, la realtà più difficile da digerire per alcuni europei è che quando gli americani sbagliano, che sia in Iraq o a Wall Street, a pagare in un modo o nell'altro siamo ancora tutti.
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Wednesday, 1 October 2008
Wednesday, 5 September 2007
Quando i conti devono tornare
L'autunno politico qui in America è cominciato col botto. Ovvero, con la visita a sorpresa del Presidente Bush lunedì scorso in Iraq. È la terza volta che Bush vola in Iraq dall'inizio della guerra nel 2003 e la tempistica non è casuale.
Settimana prossima i massimi rappresentanti militari e civili americani in quel paese disgraziato faranno rapporto al Congresso sulla situazione. È molto probabile che, subito dopo gli accenni di rito alla realtà difficile, complessa ecc, parleranno di visibili miglioramenti e tesseranno le lodi della cosidetta "surge", l'aumento di 30 mila truppe deciso da Bush quest'anno.
In questo contesto si inserisce la visita di Bush e il via vai incessante di politici, diplomatici ed analisti in Mesopotamia. Tutti, di questi tempi, tornano invariabilmente folgorati sulla via di Baghdad e parlano di miglioramenti e della necessità di mantenere le truppe.
Niente da eccepire, se non fosse che questi eminenti visitatori viaggiano in Iraq superscortati--Sen. McCain docet--e, se vanno nella capitale, raramente mettono piede fuori dalla "green zone" (sul tema, c'è anche un interessante articolo del Washington Post).
Fossi in loro, non mi azzarderei a fare diversamente, ma forse mi risparmierei corsivi su corsivi ad esaltare la lungimiranza del Comandante in Capo.
Settimana prossima i massimi rappresentanti militari e civili americani in quel paese disgraziato faranno rapporto al Congresso sulla situazione. È molto probabile che, subito dopo gli accenni di rito alla realtà difficile, complessa ecc, parleranno di visibili miglioramenti e tesseranno le lodi della cosidetta "surge", l'aumento di 30 mila truppe deciso da Bush quest'anno.
In questo contesto si inserisce la visita di Bush e il via vai incessante di politici, diplomatici ed analisti in Mesopotamia. Tutti, di questi tempi, tornano invariabilmente folgorati sulla via di Baghdad e parlano di miglioramenti e della necessità di mantenere le truppe.
Niente da eccepire, se non fosse che questi eminenti visitatori viaggiano in Iraq superscortati--Sen. McCain docet--e, se vanno nella capitale, raramente mettono piede fuori dalla "green zone" (sul tema, c'è anche un interessante articolo del Washington Post).
Fossi in loro, non mi azzarderei a fare diversamente, ma forse mi risparmierei corsivi su corsivi ad esaltare la lungimiranza del Comandante in Capo.
Thursday, 16 August 2007
The Ground Truth
Eviterò, per ora, litanie sull'Iraq; ho l'impressione che, stando qui, alla fine mi uscirà dalle orecchie. Stasera, però, non posso non fare un riferimento in passim. Abbiamo infatti appena partecipato alla proiezione, piuttosto underground, di The Ground Truth, un film-documentario cum dibattito sui veterani della guerra in Iraq.
Che la cosa fosse underground non è un gioco di parole col titolo del film. La manifestazione è stata effettivamente organizzata da una specie di centro sociale nei locali di una comunità cristiana (in Europa sarebbe un paradosso, ma tant'è). Gli organizzatori sono un gruppo di pressione chiamato Iraq Veterans Against the War (IVAW) e il dibattito è stato moderato ed animato da uno dei veterani.
Il documentario è toccante. Farò forse un complimento esagerato al regista, ma in alcuni passi mi ricordava Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Il tono è un j'accuse indiretto ma efficacissimo, impastato nei singhiozzi di questi ventenni menomati, fisicamente e psicologicamente. Film duro, ma da vedere.
Che la cosa fosse underground non è un gioco di parole col titolo del film. La manifestazione è stata effettivamente organizzata da una specie di centro sociale nei locali di una comunità cristiana (in Europa sarebbe un paradosso, ma tant'è). Gli organizzatori sono un gruppo di pressione chiamato Iraq Veterans Against the War (IVAW) e il dibattito è stato moderato ed animato da uno dei veterani.
Il documentario è toccante. Farò forse un complimento esagerato al regista, ma in alcuni passi mi ricordava Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Il tono è un j'accuse indiretto ma efficacissimo, impastato nei singhiozzi di questi ventenni menomati, fisicamente e psicologicamente. Film duro, ma da vedere.
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