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Friday, 13 March 2009

Iniezione americana

E' andata a finire che ho trascorso una settimana marcatamente americana senza mai attraversare l'Atlantico.

Prima di tutto ho moderato un'interessante discussione organizzata dalla NATO al Ministero degli Esteri danese. La domanda ridondante e quasi ossessiva era ovviamente cosa fara' e cosa chiedera' Obama agli europei.

Poi il presidente Obama e il ministro Clinton hanno confermato la nomina della mia (ora ex) collega Esther come sottosegretario agli esteri per le organizzazioni internazionali. Occhio e croce, credo sia una delle posizioni piu' alte che si possano raggiungere al Dipartimento di Stato senza la conferma del Congresso.

Ieri e' uscito il mio primo (e spero non ultimo) articolo sul "PostGlobal" del Washington Post. In tempi meno grami, sarei stato meno clemente verso l'Unione europea. Ma per ora credo che possa bastare.

Infine, ho finalmente ricevuto e cominciato a leggere la mia prima copia del New York Review of Books alla quale alla fine ho deciso di abbonarmi. Per chiunque voglia staccare per un po' da Berlusconi e Mourinho, ma se e' per questo anche dal ManU. o Sarkozy, la Review mi sembra una boccata di ossigeno purissimo.

Wednesday, 1 October 2008

L'Euro-boria is back

In questi giorni cupi per la finanza mondiale, Peer Steinbruck, il ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato che il modello di economia comunemente conosciuto come 'laisser-faire' è "semplicistico quanto pericoloso". Sarkozy ha informato l'ONU che l'era del "mercato onnipotente che ha sempre ragione è finita." Tralascio le dichiarazioni di Veltroni o anche dello stesso Tremonti, ma la sostanza non cambia.

L'Euro-boria is back, come se non peggio dei giorni in cui Washington era impantanata in Iraq. Il modello americano ha fallito e l'Europa, con il suo modello capitalistico e democratico dal 'volto umano', per dirla come i sessantottini, alla fine avrà la meglio.Gli eccessi di alcuni investitori americani questi giorni sono sotto gli occhi di tutti, così come l'arroganza dell'amministrazione Bush durante e dopo l'invasione in Mesopotamia. Il problema vero è che allora come oggi, l'Europa ha poco di cui gioire o rallegrarsi.

Nel 2003-2004 l'Europa aveva qualche pezza d'appoggio per giustificare la sua arroganza falsamente modesta, per esempio l'allargamento dell'Ue in Europa centrale. Solo poi (per esempio con i referendum in Francia, Olanda e piu' recentemente in Irlanda) si è capito che anche noi l'espansione ad Oriente non l'avevamo proprio preparata a dovere.

Oggi, non ci sono nemmeno quelle pezze d'appoggio. Le banche europee cominciano a traballare; alcune delle economie dell'area euro sono sull'orlo della recessione; e i costi dello stato sociale continuano ad essere altissimi ed insostenibili.

Detto questo, la realtà più difficile da digerire per alcuni europei è che quando gli americani sbagliano, che sia in Iraq o a Wall Street, a pagare in un modo o nell'altro siamo ancora tutti.

Sunday, 27 January 2008

La politica sorprendente

Queste primarie americane, finora, mi hanno regalato almeno due sorprese. La prima sorpresa, positiva e di cui non finisco di meravigliarmi, è la passione che fior di colleghi a Washington dimostrano nel fare la campagna porta-a-porta nei vari stati come volontari qualsiasi. Evito paragoni scontati ed ingenerosi.

La seconda, negativa e più evidente nelle ultime settimane, è la tattica dei Clinton. Sono sempre stato un grande ammiratore di Bill Clinton. Ma mi lasciano perplesso i suoi pesanti attacchi ad Obama (che avrebbe probabilmente sostenuto se la moglie non si fosse candidata), seguiti a stretto giro di posta dalle dichiarazioni di Hillary nel ruolo di mediatrice moderata.

Per Obama sta diventando sempre più difficile smarcarsi. Ma sono sempre più convinto che se c’è un candidato che può scardinare la tirannia del 'white protestant male' nella politica americana, quel candidato è proprio lui.

E se anche alla fine non lo fosse, in questi giorni cupi della democrazia italiana, è consolante sapere che da qualche parte esiste una politica che sorprende, coinvolge ed ispira.

Wednesday, 26 December 2007

L'On. Wilson

Mini-recensione di Charlie Wilson's war, nuovo film di Mike Nichols sul supporto del Congresso e della CIA alla resistenza anti-sovietica dei mujahideen in Afghanistan. Piuttosto satirico, per essere un polpettone di Hollywood. E ben fatto, a mio parere, nei dialoghi, dettagli storici, e nel ricreare l'atmosfera yuppie-decadente degli anni '80.

Essendo Hollywood, però, il finale non può essere che scontato: gli americani sanno vincere le guerre, ma non sanno vincere la pace. Il riferimento, ovviamente, è a tutte le paci che l'America non ha saputo vincere, ma questo è anche un punto sul quale ci si potrebbe e dovrebbe soffermare ben oltre una battuta ad effetto dell'On. Wilson.

Monday, 17 December 2007

"Ci metterei la firma"

L'articolo del New York Times sull'Italia ha, com'è noto, coinciso con la visita del presidente Napolitano a Washington e a New York. Le sue reazioni all'articolo sono state discutibili. E' vero, come ha sostenuto, che la notizia giornalistica si basa troppo sulle ombre piuttosto che sulle luci. Però è riduttivo sostenere che l'articolo fosse squilibrato e contenesse idiozie.

Detto questo, è più che giustificato che un presidente in visita ufficiale prenda le difese del proprio paese. E Napolitano non l'ha fatto con la stizza e suscettibilità dell'offeso che sta sulla difensiva, ma col piglio, la competenza e lo stile di chi ha qualcosa da sostenere.

Ha citato Keynes ("spiriti animali"), Hemingway ("addio alle armi") ha comparato il sistema repubblicano francese ed italiano con un parallelo interessante fra 'rivoluzione' e 'evoluzione.' Come mi ha detto un collega l'altro giorno: "ci metterei la firma a ragionare in quel modo nella mia seconda o terza lingua ad 82 anni".

Il problemi dell'Italia rimangono, così come il rammarico che quel collega non possa incontrare un presidente meno vicino all'età pensionabile. Però ascoltare Napolitano in inglese (qui il video del suo incontro al Council on Foreign Relations) è oggettivamente un piacere.

Friday, 14 December 2007

Un piccolo passo per l'uomo...

Fra pochi giorni, il New Jersey diventerà il primo stato americano a revocare la pena di morte.

Wednesday, 5 December 2007

Saggezza a stelle e strisce

Tre perle dell'ultima settimana:

1) Il candidato repubblicano alla presidenza Mike Huckabee sta scompigliando tutti i sondaggi grazie all'endorsement di quel talento cinematografico che è Chuck Norris. L'allucinante pubblicità che manda in questi giorni nelle case dell'Iowa recita più o meno così: "Il mio programma per proteggere i confini? Due parole: Chuck Norris"

2) In un rapporto pubblicato ieri, l'agenzia d'intelligence americana sostiene che l'Iran ha interrotto il suo programma nucleare dal 2003. Nella conferenza stampa di oggi, Bush dichiara che il rapporto è un "segnale d'allarme".

3) Una delle audizioni pubbliche al Congresso degli Stati Uniti in programma per la settimana prossima ha l'allettante titolo: "La tortura: funziona?"

God bless America, come sempre.