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Tuesday, 22 July 2008

Il macellaio

Nell'ultimo decennio pare dunque che si sia nascosto sotto falso nome, una barba 'Saddam-esca' e facendo un lavoro simile a quello che faceva prima di entrare in 'politica.' E proprio a Belgrado; quella Belgrado che lo aveva tanto maltrattato quando non era nessuno, poi pompato quando trucidava vittime inermi e ora protetto per un decennio.

Le modalita' e le circostanze dell'arresto di Radovan Karadzic, uno degli ultimi macellai della guerra nell'ex-Yugoslavia in liberta', sono fondamentali per misurarne le conseguenze. L'arresto e' importante, importantissimo: per la Serbia che vuole entrare in Europa, per la credibilita' della giustizia internazionale, per le famiglie delle vittime di stragi come quella di Srebrenica.

Decisivo, pero', ancora no: non per chisura delle ferite della guerra, che in Bosnia rimangono ancora aperte. E soprattutto non ancora per la transizione della Serbia. Ad un Karadzic che lavorava nascosto in una clinica di periferia sotto falso nome fa da contraltare un Mladic ancora in liberta', che probabilmente puo' godere di una protezione molto meglio organizzata (era un generale), e che ha responsabilita' materiali molto piu' pesanti.

Come dicono oltre-oceano: "the jury is still out." Io, nel frattempo, ne discuto stasera alla tv danese.

Monday, 21 January 2008

I presidenti

Due storie di elezioni presidenziali, due storie di una democrazia che si allontana.

La prima riguarda Mikhail Saakashvili, l'eroe della 'rivoluzione delle rose' in Georgia nel 2003, che ha ieri inaugurato il suo secondo mandato alla presidenza a Tbilisi (alla presenza del ministro degli esteri russo Lavrov, tanto per gradire). Il primo quadriennio di Saakashvili è stato minato da un processo di riforme mai veramente avviato e da un'involuzione autocratica piuttosto preoccupante. Saakashvili è giovane e ambizioso, attributi utili, ma anche pericolosi in un paese dalla tradizione democratica così debole come la Georgia.

La seconda vicenda riguarda le presidenziali in Serbia, sempre ieri, che hanno visto l'ultranazionalista Tomislav Nikolic superare il presidente in carica, l'europeista Tadic. Per il risultato finale si dovrà aspettare il secondo turno in febbraio, ma la campagna si svolgerà in un clima reso rovente dalla controversia kosovara e dalle discutibili manovre del gigante energetico russo Gazprom. Il futuro democratico della Serbia non è morto, ma che non si senta tanto bene è un eufemismo.

PS, off topic: mi è stato chiesto di fare il testimonial per la mia università, esperienza piuttosto divertente. Finisco quello che ho cominciato e informo chi fosse per caso interessato a lavorare da queste parti che è stato appena aperto questo sito.

PPS ri-off topic: Ottimo corsivo sull'Italia nel FT di oggi, nel quale Martin Rhodes si districa brillantemente fra l''immobilismo', il 'trasformismo' e la 'stratificazione' della realtà politica italiana. Vale un paio di riletture.

Thursday, 27 September 2007

Abbiamo fatto 30...

Nel giorno del mio "round birthday" (ieri), la Johns Hopkins mi ha (involontariamente, credo) regalato un pranzo con il Commissario dell'Ue Olli Rehn. Sull'allargamento dell'Ue non ha detto niente di nuovo. La Serbia andrà probabilmente avanti nel suo cammino europeo anche se non ha ancora provveduto ad arrestare quei macellai di Mladic e Karadzic, e secondo me è un'occasione persa. E quanto all'adesione della Turchia, mi pare che il motto segreto della Commissione sia "che Dio ce la mandi buona" (con "Sarkozy" intercambiabile col soggetto).

A proposito dell'Onnipotente (che non è Sarkozy), ho proposto a Rehn il seguente paradosso: l'Islam è un fattore apparentemente determinante sia per quelli a favore dell'adesione di Ankara (la Turchia come modello di democrazia nel Medio Oriente, etc.) sia per quelli contro (Europa cristiana etc.). Non sarebbe vantaggioso per la Commissione (istituzione notorariamente pro-Turchia) stemperare il dibattito sulla religione e limitarsi a parlare solo delle questioni che le competono ovvero quelle politiche, economiche e legislative? Rehn o non ha abboccato, o non ha capito.

Completamente off-topic, non potevo spendere il mio compleanno senza un pensierino alla cara madrepatria lontana. In merito, il mio amico Gino Rocca ha scritto un post fra l'onirico, il surreale e il fantapolitico davvero niente male.