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Tuesday, 20 May 2008

L'empirismo

Giorni fa avevo messo su un pentalogo minimo di politica estera, a mio parere ineludibile per entrambe gli schieramenti politici.


Col senno del poi, ci aggiungerei un'altra questione meno tradizionale, ma destinata a diventare sempre più 'estera,' ovvero disastri naturali e crisi non convenzionali (ottimo rapporto sulla questione dei miei colleghi di Washington, qui).


Ad ogni modo, la mia sperimentazione comincia ufficiosamente oggi.

Friday, 14 March 2008

L'"irruzione" e il pentalogo

Leggo della politica estera che "irrompe" nella campagna elettorale, dopo le dichiarazioni di Antonio Martino su Libano (ns militari out) ed Iraq (ns militari in, again). Ho il sospetto che questa rimarrà una delle rarissime volte nelle quali si parlerà di politica estera in questa campagna elettorale, e francamente mi sembra sia stata un'occasione persa.

Come (sorprendentemente!) si legge in molte delle reazioni all'intervista a Martino, entrambe le questioni dovrebbero essere affrontate nel quadro degli impegni internazionali già presi. Si potrebbero (ri)discutere le regole d'ingaggio. Ma la nostra presenza militare in Libano e un ritorno in Iraq fanno entrambi parte di una discussione largamente legata al contingente.

Ci sarebbero invece dozzine di questioni più strutturali che non solo superano lo stereotipo centro-sinistra/europeista vs. centro-destra/atlantista, ma che richiederebbero qualche riflessione più approfondita, anche se il disaccordo fra i contendenti non è lampante.

Un pentalogo molto minimalista richiederebbe qualche parolina su almeno alcune delle seguenti questioni:

1) Come pensa di comportarsi il nuovo governo nel caso di nuova instabilità nei Balcani?

2) Come si comporterà il nuovo governo--filo-turco sia a destra che a sinistra--nel caso, probabile, che il processo di allargamento Ue alla Turchia si areni di nuovo?

3) Come può l'Italia--uno dei principali partner economici dell'Iran--giocare un ruolo più attivo nei negoziati sul nucleare?

4) Come agirà il nuovo governo--nella sostanza filo-russo sia a destra che a sinistra--riguardo all'involuzione autocratica del Cremlino post-Putin?

5) Quale sarà la posizione del nuovo governo italiano in merito all'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy? (Ottimo post a riguardo sul blog di ItalianiEuropei).

Ecco, mi piacerebbe tanto ascoltare i due candidati premier esprimere un'opinione su alcune di queste questioni. Ma fra precari insultati e Ciarrapichi candidati dubito fortemente che avrò il piacere.

PS: Per la cronaca, l'omissione sul Tibet è voluta. Senza nulla aggiungere sulla gravità della situazione, è il classico tema che si presta molto al populismo elettorale e poco al dibattito programmatico, così come fu la Birmania nelle primarie del Pd .

Friday, 23 November 2007

Il cellulare di D'Alema

Giorni fa, alcuni quotidiani e agenzie l'avevano presentata come una macchietta. D'Alema che parla al cellulare durante la foto di gruppo del vertice italo-tedesco, la Merkel che lo riprende ("Sei peggio di Sarkozy"), e lui che le risponde ("È Kouchner (ministro degli esteri francese, ndr), se vuoi te lo passo").

Ora: che gli italiani abbiano un rapporto simbiotico coi cellulari è uno stereotipo abbastanza popolare all'estero. E che D'Alema non dia l'impresione di essere un campione di simpatia è putroppo per lui un altro stereotipo. Vorrei, però, dare a Massimo quel che è di Massimo.

Tiro a indovinare, ma il motivo più probabile per il quale dovesse urgentemente rispondere alla telefonata di Kouchner è la crisi libanese. Oggi scade infatti il mandato del presidente, il maronita Lahoud. I due campi contrapposti in questo ennesimo, triste scontro mediorientale--quello governativo filo-occidentale, prevalentemente sunnita da un lato e quello cristiano e sciita dall'altro--non hanno raggiunto un accordo e non si ha la più pallida idea di chi lo succederà e di che succederà.

Considerando l'influenza che i teatrini della politica italiana hanno avuto, in tempi più o meno recenti, sulla nostra politica estera (memento Turigliatto, Rossi etc.) l'attivismo italiano in Medio Oriente è a mio parere più che apprezzabile. Per quanto riguarda il Libano, l'Italia ha avuto un ruolo importante nella mini-guerra fra Hezbollah ed Israele dell'estate del 2006 e fa parte della troika informale di euro-mediterranei (insieme a Spagna e, appunto, Francia) che tenta di mediare la crisi di queste settimane. E poi il conflitto israelo-palestinese, la Turchia, l'Onu e la moratoria sulla pena di morte, l'Italia sta ritagliandosi uno spazio importante con delle posizioni, nei limiti del possibile, di buon senso.

Se questo attivismo sia sufficente a limitare i danni in Medio Oriente è un discorso sul quale, purtroppo, rimango scettico. Mi domando però, se in questa fase piuttosto deprimente della politica nazionale, gli affari esteri non possano tornare ad avere quel ruolo di collante che hanno giocato (nella forma se non nella sostanza) fino all'11 settembre 2001.

Collante non nel senso bipartisan-menefreghista del termine ("siamo tutti europeisti, internazionalisti, atlantisti"), né in quello arcano, e per l'Italia anche un po' profano, dell''interesse nazionale'. Ma in quello, più alto e pragmatico allo stesso tempo, di dare al nostro paese un valore ed un ruolo concreto e proporzionato al nostro peso economico e politico.

Friday, 2 November 2007

Ecchissenefrega?

Mi si chiederà, e mi si è chiesto, perchè continuo a scrivere prevalentemente di politica estera su questo blog (o perchè non ne scrivo in inglese).

Potrei dire che sono cose importanti, che sarebbe la verità più ovvia. Potrei dire che sono cose che mi interessano, che è anche la verità. Ma non posso ignorare che ne scrivo anche a causa del sostanziale disinteresse nel dibattito pubblico italiano su quello che accade 'out there'.

Mi si dirà ( e mi si è detto) che il provincialismo della nostra classe politica non è una novità. Che non è una novità che della Turchia si parli solo quando Calderoli ne spara una delle sue. Che non è una sorpresa che nell'avvenimento di più alto profilo dell'autunno politico italiano, le primarie del Pd, si sia parlato di politica estera solo per estendere la nostra solidarietà ai monaci birmani e per alimentare le beghe interne sul gruppo al Parlamento europeo che dovrebbe ospitare il nuovo partito.

Poi però avvengono fatti raccapriccianti come quello di Tor di Quinto a Roma, leggo del Palazzo che si scaglia indignato contro contro la Romania, contro l'Europa, e contro la Romania in Europa e mi convinco che scrivere di queste cose una sua utilità forse ce l'ha.